Obesità, infiammazione e cancro

Obesità, infiammazione, cancro. Tre parole decisamente attuali che sembrano far parte di contesti diversi ma sono profondamente legate. L’infiammazione è la lingua utilizzata dall’obesità per interagire col cancro, possiamo dire: l’obesità causa infiammazione e l’infiammazione è uno dei terreni più fertili per lo sviluppo di un tumore.

Il cancro è come sappiamo una sorta di “autogestione” improvvisa di un distretto corporeo che subisce un guasto molecolare ed utilizza in modo aberrante i complicati ma perfetti meccanismi biologici dell’organismo in modo da potersi diffondere il più possibile, provocando gravi disfunzioni sistemiche ed in alcuni casi anche la morte – che può sopraggiungere per progressione di malattia o anche per complicazioni derivanti dalle terapia. Dall’altro lato, l’ambiente obesogenico in cui siamo immersi (facile reperibilità di cibi spazzatura a buon prezzo, disinformazione, pigrizia, stile di vita sedentario, inquinamento, stress ed insoddisfazione) provoca un continuo aumento di pazienti affetti da obesità: 37% e 38% della popolazione mondiale maschile e femminile, rispettivamente, secondo quanto pubblicato recentemente sul World Journal of Clinical Oncology. Inoltre, il World Cancer Research Foundation ci ricorda come l’obesità (o il semplice sovrappeso) aumentino il rischio di ammalarsi di 11 tipi di tumori (colon-retto, mammella, colecisti, rene, fegato, esofago, ovaio, pancreas, prostata, stomaco, utero). Dipende tutto dai “segnali” che vanno e vengono nel nostro corpo. Nel soggetto obeso c’è ridondanza nei segnali trasmessi da molecole chiamate adipochine – modulatori prodotti e secreti dal tessuto adiposo: gli attori principali di questo scenario sono leptina, resistina, andiponectina. La leptina è un ormone prodotto dalle cellule adipose che informa il sistema nervoso centrale circa la disponibilità energetica dell’organismo, regolando in base a queste il metabolismo verso l’accumulo o verso il consumo di energia (assunzione o meno di cibo). L’adiponectina viene secreta dalle cellule adipose quando ci sono buoni livelli circolanti di leptina e quando le scorte di grasso corporeo scendono, aumentando ulteriormente il consumo di grassi. La resistina è invece secreta dalle cellule adipose infiammate quando l’alimentazione è  troppo ricca di cibo spazzatura (sopratutto zuccheri e cibi raffinati) ed aumenta la resistenza insulinica, provocando infiammazione: l’infiammazione, a sua volta, promuove alti livelli di resistina scatenando un loop infiammatorio.

Uno studio pubblicato molto recentemente su Oncotarget ha messo in relazione alcuni parametri metabolici ed il rischio di mortalità tumorale, valutando variabili come età, sesso, reddito, grado di istruzione, attività fisica, indice di massa corporea, fumo, utilizzo di alcol e comorbidità (es ipertensione, diabete). In particolare, è stato dimostrato come livelli fisiologici di leptina siano coinvolta nella regolazione a lungo termine del bilancio energetico e sia associata ad un rischio ridotto del 54% circa di mortalità tumorale. Resistina e adiponectina non sono associate alla mortalità tumorale in tutta la popolazione ma stratificando i risultati per razza sembrano aumentarne di circa 6-volte il rischio nella popolazione nera, che per fortuna è tutelata quando i livelli circolanti di leptina sono buoni. Inoltre, elevati livelli circolanti di resistina al momento della diagnosi sono stati correlati ad una aumentata aggressività tumorale, con particolare riferimento al coinvolgimento del linfonodo sentinella e ad un più elevato grading all’esordio di malattia. Obesità, fumo ed abuso di alcol sono fattori di rischio oncologico documentati ma la de-regolazione metabolica gioca forse un ruolo ancora più importante nell’eziologia, nella capacità di metastatizzare e nella mortalità – soprattutto relativamente ai tumori più comunemente legati all’obesità (seno, colon-retto, pancreas, endometrio). I soggetti obesi hanno livelli di leptina troppo alti, talmente alti da essere definiti leptino-resistenti. La resistenza leptinica, così come la resistenza insulinica, è provocata dall’eccesso di tessuto adiposo (alimentazione ipercalorica e ricca di grassi), che secerne elevati livelli di leptina non più percepiti né a livello centrale né a livello periferico – scatenando fame continua. Livelli di leptina troppo alti sono correlati con diabete, ipertensione, dislipidemia e scarsa attività fisica: a sua volta, la scarsa attività fisica promuove la sintesi di resistina ed in ultima analisi l’infiammazione, il rischio di sviluppare aterosclerosi ed ictus. Questo scenario, sulla lunga distanza, aumenta il rischio di insorgenza in particolare di tumori polmonari, gastrointestinali, ematologici e genitourinari: almeno il 30% dei decessi nei pazienti oncologici sono relativi a tumori correlati ad obesità.

Possiamo fare qualcosa per giocare di astuzia e prevenire questa de-regolazione metabolica? Assolutamente sì, possiamo – anzi dobbiamo lavorare sul nostro stile di vita senza aspettare di ammalarci ma rispettando il nostro corpo. Un’alimentazione sana e normocalorica che contempli l’utilizzo di cereali integrali, legumi, proteine animali e vegetali di qualità ed abbondanza di frutta e verdura stagionale associata ad una costante e moderata attività fisica consente nel tempo di ristabilire una corretta sensibilità alla leptina e all’insulina, riducendo inoltre i livelli circolanti di resistina e diminuendo l’infiammazione. Viviamo in una società nella quale l’alimentazione sana e  l’attività fisica sono sulla bocca di tutti: squillano tantissime campane e purtroppo da fonti spesso ben lontane dalla scienza vera. Si riempiono le palestre, ma ci si va in macchina, si è poco costanti e si parcheggia davanti all’ufficio o a casa per essere più comodi. Si è pigri, perché cambiare e mettersi in gioco costa fatica. Costa fatica persino preparare una cena per la propria famiglia, quindi porte aperte ai cibi pronti, pieni di conservanti, sale, zucchero aggiunto e chi più ne ha più ne metta. Ci sono mille modi – anche molto subdoli – di mettere a repentaglio la propria salute quando invece sarebbero sufficienti piccole attenzioni quotidiane, verso noi stessi e nei confronti di chi ci circonda. Chi è professionista della salute lo sa bene, la sfida è far passare il messaggio al di fuori e spesso essere di esempio in prima persona può aiutare molto veicolare il giusto messaggio. Il corpo ha le sue vie per gridare aiuto, bisogna affinare i sensi per ascoltarlo: perché come sempre usa la fisiologia come mezzo di comunicazione, e la malattia non è altro se non un messaggio del corpo. Il cancro non fa eccezione, anzi. Quindi continuiamo ad informarci scegliendo fonti certe e scientifiche, muoviamoci, nutriamoci in modo sano perché il cibo è medicina, e trasmettiamo a chi ci circonda la possibilità di essere noi, in primis, attori del nostro benessere e della nostra salute.

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